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Tu sei qui: Portale "Monte Giovi"- Archivio delle notizie 21/10/2013 Calamandrei Ignorato

21/10/2013 Calamandrei Ignorato

CALAMANDREI IGNORATO

a cura della Redazione

 

Nell’attuale legislatura, aperta dal Governo Letta con le così dette “larghe intese” (Partito Democratico, Popolo della Libertà, Scelta Civica e Unione di Centro), è in corso il tentativo di cambiare l’articolo 138 della Costituzione repubblicana, per aggirare i vincoli a garanzia della sua inviolabilità. E, in questo momento, il Senato ha già approvato un disegno di legge per cambiare le regole di modifica costituzionale.

Sulla necessità di mantenere alla nostra Costituzione una natura “rigida” – cioè non modificabile con leggi ordinarie – e sulla figura del Presidente della Repubblica come garante della Costituzione, riportiamo qui di seguito uno scritto del giurista e membro dell’Assemblea Costituente, Piero Calamandrei:

 

«Nel nostro ordinamento repubblicano il presidente della Repubblica, organo costituzionale avente anch’esso come tutti gli altri la sua unica fonte nella sovranità popolare, è posto al vertice dello Stato non solo come rappresentante dell’unità nazionale, ma anche come custode della Costituzione; com’è dimostrato dal fatto che mentre egli di regola non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, risponde tuttavia personalmente della osservanza della Costituzione e può esser messo sotto stato d’accusa per "attentato" alla medesima (art. 90 Cost.), commesso da lui o dal governo colla sua complicità ed acquiescenza.

Questa funzione di responsabile vigilanza costituzionale, che la Costituente volle affidare al presidente e di cui oggi tutti i costituzionalisti riconoscono la rilevanza […] è resa importante, anzi indispensabile, dai caratteri tipici che ha la nostra Costituzione: la quale è una costituzione rigida, cioè non modificabile per legge ordinaria del parlamento (e tanto meno, si intende, per atti del governo), ed è una costituzione programmatica, cioè contenente in sé la preventiva e prefissata determinazione di quei supremi indirizzi politici, dai quali i governi che si susseguono al potere non potrebbero deflettere senza tradire la Costituzione. Si aggiunga che la Costituzione è oggi, di fatto, incompiuta: e che in questa situazione di fatto vi è una ragione di più per dare importanza all’organo che ha l’ufficio di controllarne e di stimolarne l’integrale compimento.

[…]

Bisogna, insomma, rendersi conto che una Costituzione rigida e programmatica com’è la nostra, non solo pone limiti invalicabili al potere legislativo, ma altresì indirizza e prefissa l’iniziativa politica del governo, nel senso che questo non è più libero di dare alla propria politica l’indirizzo che crede, ma è tenuto a contenere questo indirizzo negli argini prestabiliti dalle norme programmatiche della Costituzione e a perseguire gli scopi da questa assegnati. Ora, l’organo che ha in maniera tipica l’ufficio di ricordare continuamente al governo il dovere di restare entro questi argini e di procedere verso quelle mete, è proprio il presidente della Repubblica.»

(Piero Calamandrei, Viva Vox Constitutions, in “Il Ponte”, a. XI, n. 6, giugno 1955)

 

Evidentemente l’insegnamento di uno dei Padri della Costituzione è oggi purtroppo ignorato dagli attuali “nominati” in Parlamento.

                     La Redazione

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