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30/07/2014 LA MAFIA DIETRO L'ANGOLO

Siamo ancora talmente affezionati allo stereotipo del mafioso con coppola e lupara, che spesso sottovalutiamo il potere d’espansione e colonizzazione che le organizzazioni mafiose hanno sviluppato e applicato con efficacia.

 

 

 

LA MAFIA DIETRO L’ANGOLO

 

 

 

Siamo ancora talmente affezionati allo stereotipo del mafioso con coppola e lupara, che spesso sottovalutiamo il potere d’espansione e colonizzazione che le organizzazioni mafiose hanno sviluppato e applicato con efficacia.

 

Probabilmente molti di voi avranno sentito parlare della tenuta agricola di Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, il bene più consistente confiscato in Italia a Cosa Nostra: le associazioni impegnate nel contrasto alle mafie e la Regione Toscana si sono battute perché il bene non fosse venduto all’asta (e quindi esposto all’altissima probabilità che i clan ne tornassero in possesso per un tozzo di pane tramite prestanome) e fosse invece restituito alla collettività, come prevede la Legge 109/96 sull’affidamento dei beni mafiosi confiscati (legge fortemente voluta da “Libera” per restituire alla collettività quei beni e dare piena applicazione all’intuizione di Pio La Torre, assassinato nel 1982 proprio perché firmatario della legge sulla confisca).

 

Pochi invece sanno del sequestro del Caffè Bonetti in Piazza Pitti, a Firenze, risultato essere di proprietà di un narcotrafficante contiguo alla camorra; del sequestro, sempre a Firenze, della catena di pizzerie Don Chisciotte, di cui una in via della Mattonaia; di quello di 17 società con sedi a Prato, Agliana, Firenze e Monsummano; del sequestro di 25 appartamenti a Prato, tutti di proprietà di un boss della camorra.

 

O dei 13 arresti per ‘ndrangheta e sequestri per 1,5 milioni di euro, giusto nell’ottobre scorso, a un organizzazione di stampo mafioso che aveva base ad Altopascio.

 

O delle stime della Fondazione Caponnetto, che calcola un giro d’affari di 15 miliardi di euro in Toscana per mafia, ‘ndrangheta e camorra.

 

Ed è di oggi 16 gennaio, la notizia che due società edili controllate dalla camorra dei Casalesi, hanno eseguito lavori alla Galleria degli Uffizi e che una di queste è ancora adesso presente nel cantiere dei Grandi Uffizi. La Guarda di Finanza ha sequestrato a queste aziende beni per 11 milioni di euro, tra appartamenti, terreni e conti correnti, e ha eseguito l’arresto di sei persone per associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

 

Le mafie, tutte le mafie, non sono più da tempo un esclusivo affare del Sud. Grazie allo stretto rapporto con politici e funzionari corrotti già dal dopoguerra hanno iniziato, silenziosamente, a mettere le mani sui grandi appalti.

 

Oggi le mafie, tutte le mafie, non sono solo bombe e attentati: sono soprattutto controllo capillare del territorio, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio di denaro sporco, estorsione ovunque questo sia possibile.

 

Sono sotto casa, alla porta accanto, dietro l’angolo.

 

Inquinano il mercato del lavoro, rendendo impossibile una reale concorrenza.

 

Cosa possiamo fare?

 

Possiamo levargli il terreno da sotto i piedi, rifiutando quelle piccole logiche di ricerca del “favore” che pur non essendo “mafia” contribuiscono a creare l’humus in cui la mafia cresce, rendendo accettabili compromessi sempre più grandi e dannosi.

 

Non è necessario essere eroi per combattere la mafia, è sufficiente essere cittadini responsabili, fregandosene del fatto che “fanno tutti così” e andando, anche solo un pochino, controcorrente.

 

             Giusi Salis

mailto:giusi.salis@gmail.com 

                                                                  

 

 

 

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