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Sulla curva sventola bandiera nera

Haifa (Israele), ore 20.45, stadio Sammy Ofer; si disputa la prima partita di qualificazione ai Mondiali di calcio Russia 2018, Italia - Israele, sulla carta una passeggiata di salute per gli azzurri.

Nella serenità di uno stadio gremito di israeliani, in molti con le famiglie per assistere a una partita tranquilla, un gruppo di tifosi italiani attira l’attenzione (e i fischi) degli avversari. Posa plastica, sguardo deciso e fiero, i tre supporters azzurri esibiscono la pubblica indecenza di un saluto romano verso lo stadio a maggioranza semita. Il fatto viene denunciato da Moked e non tardano le scuse del presidente della FIGC  Tavecchio. Presidente che di razzismo ne sa qualcosa e, non molto tempo fa, ha rilasciato imbarazzanti dichiarazioni. Ciò che è accaduto a Haifa non è, purtroppo, un fatto insolito e l’Italia è uno dei paesi in cui l’estrema destra raccoglie più consensi all’interno delle curve. Anzi, vi prolifica. Dai cori razzisti agli striscioni riportanti slogan fascisti, dagli scontri negli stadi all’omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi. La penetrazione di gruppi neofascisti o neonazisti nelle curve è ormai evidente. E se a livello europeo questi gruppi riescono a creare vere e proprie formazioni paramilitari, che fanno della violenza una bandiera, l’Italia non è certo da meno. Il tifo fascista ha le sue origini nel Ventennio, dove lo sport veniva esaltato dal regime e dove, in primis a livello calcistico, la nazione riscuoteva i primi successi. Dal dopo guerra in poi, con l’apertura a sinistra dei primi stadi, il fenomeno prese a diminuire, senza mai scomparire del tutto. Dal Duemila gli episodi di matrice fascista si moltiplicano esponenzialmente. Sulle curve sventolano bandiere con la croce celtica, risuonano cori razzisti, appaiono striscioni sulle Foibe. Questo solo nei campionati nazionali, all’estero la tifoseria italiana di estrema destra non rimane certo silente e per coordinarsi meglio fonda Ultras Italia (neanche a dirlo, apertamente neofascista). Eclatante il caso di Bulgaria – Italia del 2008: più di un centinaio di tifosi italiani, dopo sfilate in formazione militare e canti del Ventennio, scatenano una rissa all’interno dello stadio dei “comunisti” del CSKA Sofia. Questo solo per portare un esempio. Ma Ultras Italia non si limita a organizzare “manifestazioni sportive” di tale impatto. Crea un sodalizio con le maggiori tifoserie fasciste d’Europa, cosa che già avveniva a livello di singoli gruppi fascisti di squadre di calcio italiane, dei quali fanno spesso parte i supporters di Ultras Italia. Si forma dunque una vera e propria rete di collegamento europea tra tifoserie dichiaratamente di estrema destra, formate in gran parte di giovani. Ed ecco che lo stadio, che pone le proprie fondamenta nello sport e nel divertimento, viene minato dall’odio e dall’intolleranza. Dove lo spettatore dovrebbe trovare serenità e fraternità trova, invece, una valvola di sfogo per tutte le proprie frustrazioni (lavorative, sociali, familiari). Un luogo dove far confluire per novanta minuti l’odio, il rancore e l’amarezza di una settimana. L’individuo si svuota della propria coscienza per lasciar posto all’impulsività, trova nello stadio il campo di battaglia, il riscatto, l’eroismo e la glorificazione: molti dei punti su cui fa leva il fascismo. È quindi ovvio capire come l’estrema destra riscuota tanto successo all’interno delle tifoserie. Essa offe un senso di collettività basata sulla violenza, sull’odio, sulla competizione; il tutto servito con un bel po’ di machismo e culto dell’ego. Haifa è quindi soltanto l’ultima, vergognosa dimostrazione di questa presenza  destinata ad aumentare, aiutata dalla crisi socio-politica europea e dal non agire cronico di chi dovrebbe fermarla.

                                                                Paolo T.    ptaba1998@gmail.com

                                                                                     

   

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