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La conquista della stazione di Santa Maria Novella

Il centro della città era stato liberato dall'insurrezione dell'11 agosto, ma parte della città era ancora preda dei cecchini e dei tedeschi. Il 15 agosto il fronte era ancora molto vicino e la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella era terra di nessuno.
Urgeva bonificare la zona, anche per impedire ulteriori distruzioni.

Vennero identificati alcuni nidi di mitragliatrici fra il deposito del Romito e la Fortezza da Basso che coprivano tutti i binari e i caseggiati adiacenti. Con un'azione coordinata i partigiani cominciarono ad avvicinarsi sia da dentro la stazione che da fuori.
La squadra capeggiata da Romeo Fibbi si attestò nell'atrio delle partenze e cominciò ad avanzare. Dal tetto del deposito locomotive partì una raffica di proiettili esplosivi che inchiodò "Pierino" Valenzano sui binari assolati a ridosso della torre rossa (la vecchia centrale termica della stazione). Vistisi rifiutare l'appoggio dei blindati inglesi i partigiani arrischiarono comunque di raggiungere Valenzano, vi riuscì lo stesso Fibbi che constatò che oramai non dava alcun segno di vita, ma venne a sua volta ferito.
Sull'onda dell'emozione successivamente tentò Vezio Galgani, contadino di Volterra, ma venne falciato dalla mitragliatrice, morendone il giorno dopo. Vi furono altri due tentativi, entrambi vani.
Solo dopo una riorganizzazione delle forze e un contrattacco coordinato i partigiani riuscirono a sopraffare la mitragliatrice tedesca e a recuperare il corpo di Valenzano.

Nel frattempo, in un azione parte della stessa operazione, restava ferito negli scontri casa per casa Renato Ciandri.

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