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Sei partigiani senesi fucilati a Firenze

Il pomeriggio del 28/6/1944 un automezzo tedesco si ferma in Via B. Fortini, a Firenze.
Ne scendono sei giovani ammanettati, legati l'uno all'altro a tre per tre con delle funicelle, scortati da quattro soldati tedeschi.

I prigionieri sono partigiani della Brigata d'assalto Garibaldi "Spartaco Lavagnini", formazione operante nel senese catturati il 24/6/1944 in località Campo Lungo, presso Murlo. Rispondono ai nomi di Francesco Ali da Agrigento, Leopoldo Benocci da Murlo, Pardo Carli da Montalcino, Quinto Donati da Montalcino, Danilo Nocentini da Siena e Renato Vagaggini di Vivo d'Orcia.

A piedi raggiungono la piazzetta antistante la chiesa di Santa Brigida al Paradiso, luogo scelto per l'esecuzione. Ma proprio quando sta per essere eseguita, il sottufficiale comandate cambia idea.
Sempre a piedi si portano dinanzi al vecchio cimitero della Badiuzza, all'inizio di via delle Cinque Vie, ora scomparso, noto anche come "Ceneraio". Qualcuno però avverte il graduato intento ad aprire il cancello che non vi si può più entrare perché ormai il luogo è caduto in disuso.

Alla domanda di questo tedesco se vi è nella zona un altro cimitero per eseguire la fucilazione la gente nei paraggi corre a nascondersi spaventata. E' pratica nota passare per le armi i cosiddetti "banditen" dinanzi ai cimiteri dopo aver fatto loro scavare la propria fossa.

Con strattoni e percosse i prigionieri sono fatti incamminare lungo via delle Cinque Vie. Sono molto provati per le sevizie subite; uno cammina indossando soltanto un paio di calzini. Testimoni diranno che fra di loro non parlavano e che soltanto uno, dinanzi ad un gruppo di persone, chiederà che avvisassero sua madre di ciò che stava per accadergli. Purtroppo resterà inidentificato.

Giunti dinanzi al numero civico 4, in località Pian d'Ema i soldati si fanno aprire dal contadino il cancello che conduce al viale della Villa Dani (o Villa Campi, secondo don Fosco Martinelli, all'epoca priore di Santa Margherita a Montici). Alle rimostranze di quest'ultimo viene risposto che devono fucilare i prigionieri, colpevoli di aver ucciso alcuni loro commilitoni.

Sono circa le 15:30 quando i sei partigiani, addossati contro il muro della villa, vengono fucilati. Non ci sono testimoni presenti degli ultimi istanti della loro vita. Sono stati colpiti alla rinfusa, in special modo presentano ferite da arma da fuoco alla testa ed alla faccia. Forse per impedirne la successiva identificazione, visto che indosso non sarà ritrovato alcun documento. Sono ancora legati tra loro.

Prima di andarsene il sottufficiale germanico dice al colono di avvisare il parroco, che provveda a trovare degli uomini per scavare la fossa ai morti. Minaccia di ritornare l'indomani mattina e se non troverà ciò che ha richiesto provvederà a "sistemare" anche il religioso (dovrebbe trattarsi di don Fosco Martinelli, sopra citato).

Il parroco provvede subito, compiendo prima di tutto la sua opera di sacerdote, somministrando l'assoluzione e l'estrema unzione per tutti. Poi avverte le autorità competenti.

A notte giunge il carro funebre del Comune che raccoglie i cadaveri per portarli all'obitorio. Da qui saranno sepolti nel cimitero di Trespiano.

Nota

Vagaggini è ricordato anche in una lapide a Vivo d'Orcia, dove però la data di morte è erroneamente riportata al 20/6/1944.

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