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Beneforti Ferruccio

Ricordi tramandatomi oralmente da mio padre BENEFORTI Ferruccio Membro del CTLN sezione “Due Strade”

Nato a Firenze nel 1907 – falegname – negli anni della guerra lavorava per la ditta “Franzi” con sede in via Calzaioli – conosceva, per ragioni di lavoro, famiglie di religione ebraica come i Boralevi (tappeti) e i Meggiboschi (dentista), quest’ultima famiglia fu ospitata per alcune settimane da mia nonna, in campagna, a Larciano (PT).  Di fede antifascista, fino dai primi anni ’30, era riuscito a non prendere la tessera del fascio grazie alle garanzie date da suo fratello, sottufficiale della Milizia.

La famiglia Beneforti viveva a Porta Romana in via Dante da Castiglione n° 23, in uno degli appartamenti della servitù – eravamo i casieri di quella villa che fa angolo con via del Poggio Imperiale. E’ stata la residenza del giudice Vigna fino a pochi anni fa.

In quella Villa, nel ’44, si tenevano riunioni di militanti del Partito D’Azione in vista delle azioni di resistenza e offensiva che portarono alla liberazione di Firenze.

Raccontava mio padre: “un giorno fui contattato da un membro del partito che avevo visto, qualche volta, alla villa, sapeva molte cose di me e in poche parole mi disse che in giardino era stato nascosto un certo quantitativo di armi e queste dovevano passare l’Arno per la consegna, un po’ alla volta, ad una persona di fiducia. Era a conoscenza, quella persona, che tutti i giorni, facevo il percorso Porta Romana – via Calzaioli, in tuta da lavoro e con una sporta di arnesi da falegname. Da quel giorno diverse pistole e qualche bomba a mano passarono l’Arno sul Ponte alla Carraia, nascoste sotto gli arnesi e qualche truciolo. Ero cosciente dei grossi rischi che correvo, avevo paura per me e per la mia famiglia, ma non seppi dire di no. Entrai nel CTLN”

Poi, nella villa di via Dante da Castiglione s’insediarono prima un comando tedesco e poi uno alleato

Mio padre continuò il suo lavoro di fattorino per il CTLN fino ai primi di Agosto del ’44.

Penso che mio padre, come tanti altri, non avrebbe partecipato, di sua volontà, ad azioni armate, ma da antifascista seppe dare, in quelle tremende settimane, il suo contributo, trovando prima un rifugio per una famiglia ebrea e trasportando poi le armi ai partigiani combattenti.

Carlo Beneforti

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