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Attualità dell'Antifascismo

Dopo 73 anni dalla guerra di Liberazione il tema dell'antifascismo sembra non essere più d'attualità. E' quello che sta accadendo un po' in tutta Europa, ma specialmente in Italia dove a causa della mediocrità della classe politica emersa negli ultimi decenni, si è via via perso ogni riferimento ai valori etici e morali che erano stati alla base dell'unità antifascista dalla quale è nata la Repubblica.

Adesso i partiti che avevano aderito ai Comitati di Liberazione Nazionale non esistono più. Al loro posto ci sono nuove organizzazioni politiche: partiti e movimenti che hanno messo i loro interessi di parte, quasi sempre retorici e talvolta inconfessabili, al posto degli ideali che avevano animato i partiti nati con la Resistenza.

Non può quindi stupire che il Paese oggi sia bloccato da una crisi ideale e politica.

Sconcerta poi l'ostentazione della simbologia fascista e nazista nelle manifestazioni pubbliche e nei siti Web, essendo rappresentazioni esteriori di una preoccupante violenza xenofoba e razzista che sempre più spesso colpisce: dal ferimento dei “neri” a Macerata, all'uccisione di Samb Modou, Diop More e quest'anno Idy Diene a Firenze. Senza parlare, poi, degli atti di violenza non politicamente classificabili, ma non per questo meno inquietanti: dalle estorsioni della criminalità organizzata, alla lunga scia di stupri e femminicidi, sovente realizzati tra le mura domestiche, al fenomeno delbullismo” spesso praticato da minorenni.

Contestualmente al dilagare della violenza, comunque la vogliamo classificare, e al risorgere di pulsioni nazifasciste, comunque camuffate, è sempre più reale la minaccia antidemocratica in cui viviamo. Un pericolo aggravato dalla inaffidabilità un po' di tutti i partiti che, specialmente in Italia dopo il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, mette di fatto in discussione l'unità antifascista come collante della democrazia.

Al centro di questo dissesto politico primeggia la crisi dei partiti di sinistra che nell'antifascismo si sono sempre riconosciuti e che fino ad oggi erano stati un argine ideale e culturale per impedire il ritorno della barbarie fascista e nazista.

Le cause che hanno portato alla disgregazione ideale e politica della sinistra sono molte e sarebbe troppo lungo analizzarle tutte. Mi limito qui a ricordare che già nel 2003 Luigi Pintor, nel suo ultimo editoriale, scriveva: “la sinistra italiana che conosciamo è morta”. L'affermazione di Pintor voleva già allora indicare che la “sinistra” in Italia era scomparsa o stava scomparendo non solo per avere “perso l'anima”; non solo per non avere più una “fisionomia politica credibile”; ma – essenzialmente - per non essere stata in grado d'interpretare l'attualità e di trovare soluzioni utili a risolvere i problemi concreti che stavano sorgendo, non ultimo quello della crisi economica che da lì a poco inizierà a mordere e colpire ampie fasce di popolazione.

Diventa quindi sempre più necessario e urgente, rimettere al centro della politica italiana l'attualità dell'antifascismo come prerequisito di una democrazia efficace, ritrovare un'unità antifascista che ricollochi la Resistenza fra i momenti fondanti della Repubblica italiana e dell'Unione Europea, fare atti concreti per applicare la legge contro l'apologia del fascismo, ma anche contro la corruzione, il malaffare, la violenza da qualunque parte arrivi.

Sarà necessario vincere la rassegnazione dello sfascismo con l'orgoglio di essere antifascisti, sostituendo lo sdegno, la rabbia e il rancore per il ritorno del neofascismo con l'entusiasmo di mettere in pratica iniziative utili ad opporsi all'intolleranza, ai soprusi, alle ingiustizie, alle piccole e grandi storture sociali.

Bisognerà essere in grado di offrire proposte realmente alternative a quelle della destra fascista, razzista e xenofoba pretendendo - soprattutto quando la destra va ahimè al “Governo” -, il rispetto e il funzionamento delle istituzioni pubbliche - anche di quelle europee -, l'efficienza del mondo del lavoro, il sostegno del credito e la tutela del risparmio, del volontariato, dell'associazionismo.

Occorrerà avere la lungimiranza di capire che oggi la battaglia per la libertà ha un valore globale e che va combattuta contro ogni forma di violenza e totalitarismo, da qualunque parte provenga e in qualunque parte del mondo si trovi, e contro quell'omologazione che Pier Paolo Pasolini ci ha indicato come forma moderna e subdola di fascismo.

Sarebbe anche auspicabile che l'attualità dell'antifascismo servisse a ricomporre l'unità della sinistra, facendola tornare a fare politica fra la gente ed a interpretare quell'attualità della vita che potrebbe renderla vincente, ma questo è un altro tema e meriterebbe un altro svolgimento.

 

                                                                                                         Alessandro Sardelli

                                                                                             <alessandro.sardelli@gmail.com>

 

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