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RITORNANO

Sembra che ormai sia diventato estremamente raro aprire un qualsiasi quotidiano, una rivista, oppure semplicemente navigare online senza leggere un articolo, un commento, un post che tratti, più o meno direttamente, del cancro del nostro “glorioso” passato.

Dal fiero saluto romano di La Russa alla Camera, in occasione dell’approvazione della legge Fiano, alla vittoria di Casapound a Ostia, passando attraverso i pestaggi, gli abusi, le torture di Aulla, il gesto “meramente goliardico” degli ultras laziali del 23 Ottobre, l’irruzione di “quattro ragazzi, come li ha definiti qualcuno, in un centro pro migranti a Como, l’esposizione di una bandiera, usata da gruppi neonazi, nella caserma Baldissera del Battaglione Carabinieri Toscana.

Questi fatti, solo per citare i casi più eclatanti, o almeno quelli che hanno fatto più rumore in un’Italia, ci mostrano quanta incertezza ci sia sull’atteggiamento da tenere nei confronti di questa sempre più grande galassia nera. Pur senza analizzarli nello specifico i fatti - cosa che richiederebbe una trattazione assai più lunga e la necessità di avere una competenza specifica -, è possibile, anzi, è necessario evidenziare il filo rosso, o per meglio dire nero, che li collega: il riemergere e il progressivo riaffermarsi di gruppi fascisti e filonazisti. I nuovi fascisti cercano di mostrarsi “presentabili, di mostrarsi come salvatori della Patria agli occhi dei cittadini, promuovendo campagne sociali per le famiglie italiane bisognose, schierandosi contro il degrado cittadino, contro la pedofilia, ecc.; cercano insomma di mostrare che non sono più gli squadristi in camicia nera e manganello di una volta, come sono stati troppo (poco) spesso dipinti, ma che sono ragazzi affidabili, onesti, persino propensi alla solidarietà (quando si tratta di Italiani, ci mancherebbe!). Se li si osserva bene, tuttavia, non è difficile notare che la camicia nera c’è sempre, e che è solo nascosta dalla cravatta; dietro il sorriso e il volto amichevole si cela ancora la stessa violenza e ottusità del Ventennio. I nuovi fascisti non abbandonano il loro passato, la loro radice più marcia: organizzano ronde di quartiere, rievocano la “marcia su Roma”, compiono azioni di squadrismo non solo contro gli antifascisti, ma anche contro gli extracomunitari. I pestaggi, la violenza, lo squadrismo sono la loro palestra quotidiana, nella quale si allenano i più giovani (si vedano il pestaggio del 30 Giugno ai danni di un cinquantaduenne bengalese, picchiato da quattro ragazzi italiani, tanto per citarne uno). Consapevoli di non potersi riproporre con la fraseologia di un tempo, con gli stessi slogan aberranti di ottant’anni fa, utilizzano spesso toni simili alla vecchia tradizione di sinistra, naturalmente stravolgendone il senso. Si fanno portavoce di rigurgiti nazionalisti e cavalcano l’onda antieuropeista, fomentando xenofobia e razzismo per ottenere nuovi consensi. Promuovendo l’odio e la violenza contro gli immigrati, individuano nel “diverso” il problema di ogni italiano, il suo nemico, che non è più il padrone ma il più povero, colui sul quale è più facile accanirsi dal momento che non può difendersi, dimostrano di porsi in continuità con lo squadrismo fascista, avendo ereditato da quello la forma di violenza a loro più congenita, la più vigliacca perché ai danni del più debole. Di fronte a questa situazione, considerando l’avanzata della destra ultranazionalista e xenofoba in Europa, è necessario abbandonare l’atteggiamento di indifferenza e disinteresse verso un problema che si aggrava quanto più lo si ignora. È necessario che vi sia una risposta forte da parte delle Istituzioni, che vada oltre il timido antifascismo formale e che porti allo scioglimento di ogni formazione d'ispirazione fascista, in quanto incostituzionale; è necessario che tutti i partiti e i movimenti che si dichiarano democratici, prendano le distanze e condannino apertamente, senza attenuanti, azioni ripugnanti come quella accaduta a Como. Ma ciò non è, comunque, sufficiente. Quello che realmente serve è una mobilitazione antifascista unitaria a livello nazionale, che prema dal basso, che sia volta a rifondare, se non a creare una cultura e una coscienza antifascista, così solide e genuine da sconfiggere finalmente un cancro che non è mai stato veramente estirpato dall’Italia.

                                                                                                          Paolo T. <ptaba1998@gmail.com>

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